A cura dell’Avv. Diego De Paolis

La diffusione di tecnologie per la generazione di immagini, video e audio sintetici ha trasformato il profilo della criminalità informatica: i deepfake sono diventati uno strumento potente per estorsioni, campagne diffamatorie e manipolazioni reputazionali.
Questo articolo spiega come funzionano i deepfake, quali reati possono scattare quando vengono usati a fini criminali, quali sono le misure tecniche e legali immediate per limitare il danno e come impostare una strategia preventiva efficace.
Che cos’è un deepfake e perché è pericoloso
Un deepfake è un contenuto multimediale (video, immagine, audio) creato o alterato tramite intelligenza artificiale per rappresentare una persona in maniera falsa ma verosimile. Le tecniche più comuni usano reti neurali e modelli di apprendimento profondo per sostituire volti, sintetizzare voci o generare comportamenti inesistenti.
Perché sono pericolosi:
• Realismo elevato: rendono difficile distinguere il vero dal falso alla prima occhiata.
• Velocità di diffusione: social e app di messaggistica amplificano la portata in poche ore.
• Effetto reputazionale: un video compromettente può causare danni professionali e personali immediati.
• Strumento di ricatto: i malintenzionati usano il deepfake per minacciare vittime chiedendo denaro o favori in cambio della non‑diffusione.
Tipologie di reato connesse all’uso criminale dei deepfake
1. Estorsione
L’estorsione mediante deepfake si concretizza quando l’autore minaccia di pubblicare il materiale sintetico per ottenere un vantaggio patrimoniale o non patrimoniale. Dal punto di vista penale, la condotta può integrare il reato di estorsione aggravata se posta in essere con violenza o minaccia seria.
2. Diffamazione e ingiuria
La diffusione di contenuti falsi che ledono la reputazione di una persona può costituire diffamazione (anche aggravata se commessa mediante strumenti di pubblicità come i social network).
3. Violazione della privacy e trattamento illecito di dati personali
L’uso non autorizzato dell’immagine o della voce di una persona per creare deepfake può integrare l’illiceità del trattamento di dati personali e la violazione del diritto all’immagine.
4. Accesso abusivo a sistemi informatici e illecita diffusione di materiale digitale
Se la produzione o la raccolta di elementi utili alla creazione del deepfake richiede accesso non autorizzato a dispositivi, account o archivi, possono configurarsi reati informatici (accesso abusivo, intercettazioni illecite, etc.).
5. Sostituzione di persona e frode
Deepfake audio o video utilizzati per ottenere benefici patrimoniali (ad esempio autorizzazioni o bonifici) possono integrare la frode e, in casi estremi, il reato di sostituzione di persona.
Azioni immediate da intraprendere (prima che il contenuto si diffonda)
1. Non cedere al ricatto
Pagare non elimina la riproduzione futura e alimenta il mercato del crimine. È cruciale evitare risposte impulsive.
2. Conservare le prove
• Salvare file, messaggi, screenshot e ogni comunicazione con il ricattatore.
• Annotare orari, indirizzi IP visibili, identificatori degli account social e dettagli tecnici utili.
• Mantenere copie multiple (locali e su cloud protetto).
3. Isolare la diffusione
Se il contenuto è stato pubblicato su una piattaforma, segnalare subito la violazione seguendo le procedure di rimozione (report policy, copyright/abuso). Prendere screenshot della pagina pubblicata prima che venga rimossa.
4. Coinvolgere consulenza tecnica forense
Un esperto forense digitale può analizzare metadati, tracce di manipolazione, fonti di origine e individuare elementi utili per l’indagine e per le richieste di rimozione.
5. Denuncia all’autorità giudiziaria e alle forze dell’ordine
Presentare denuncia‑querela indicando tutti i fatti, allegando le prove raccolte e specificando eventuali richieste estorsive ricevute. Questo abilita le indagini, acquisizioni e provvedimenti cautelari rapidi.
Strumenti di rimozione e rimedi legali
1. Procedure di rimozione dalle piattaforme• Le principali piattaforme social e i servizi di hosting hanno procedure per la segnalazione di contenuti falsi, diffamatori o che violano la privacy. Le segnalazioni devono essere rapide e corredate da prove e da una richiesta formale di rimozione.
• Per contenuti diffamatori o estorsivi è utile allegare copia della denuncia presentata alle autorità.
2. Provvedimenti cautelari e ingiunzioni del giudice• È possibile chiedere misure cautelari urgenti (oscuramento, sequestro telematico, ordini di rimozione) al giudice, anche prima che il processo penale si concluda, per evitare danni irreparabili alla reputazione.
• Le misure possono riguardare i soggetti che hanno pubblicato il contenuto e i provider intermediari.
3. Azione civile per responsabilità e risarcimento danni• Oltre al procedimento penale, la vittima può promuovere un giudizio civile per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale (danno emergente, lucro cessante, danno morale).
• La prova del danno reputazionale e della sua entità richiede documentazione (perdita contratti, cessazione incarichi, attestazioni di terzi).
4. Tutela amministrativa e amministrativa‑sanzionatoria• Se il deepfake implica trattamento illecito di dati personali, il Garante per la protezione dei dati personali può intervenire con sanzioni e ordini di blocco del trattamento.
Strategie tecniche di contrasto e prevenzione
1. Digital forensics e watermarking inverso• L’analisi forense individua artefatti digitali tipici di manipolazione; in futuro il watermarking o firme digitali di originalità possono aiutare a provare l’autenticità di materiali legittimi.
2. Strumenti di detection basati su AI• Esistono strumenti che rilevano incongruenze biometriche o artefatti di sintesi; usarli in fase preventiva o immediatamente dopo la scoperta del contenuto aiuta a costruire la difesa.
3. Politiche di sicurezza e riduzione della superficie d’attacco• Limitare la disponibilità online di materiale personale (video, audio, foto non necessari), usare autenticazione forte, e monitorare menzioni e immagini associate al proprio nome.
4. Piani di comunicazione di crisi• Avere una strategia predefinita per la comunicazione pubblica: messaggi controllati, canali ufficiali, tempistiche e portavoce. Una reazione confusa o ritardata può amplificare il danno.
Consigli pratici per persone e aziende
• Per i singoli: mantenere profili privati, ridurre la pubblicazione di contenuti sensibili, attivare autenticazione a due fattori, e conservare backup protetti dei propri file originali.
• Per le aziende: predisporre un piano di incident response che includa il rischio reputazionale da deepfake; formare il personale su come segnalare contenuti sospetti; integrare la sorveglianza brand e contenuti multimediali.
• Per professionisti e pubblici ufficiali: maggiore esposizione richiede monitoraggio proattivo e accordi con consulenti legali e forensi per interventi rapidi.
Checklist rapida di azioni da compiere (ordine d’urgenza)
1. Non pagare e non negoziare sotto pressione.
2. Salvare immediatamente ogni comunicazione e il materiale offensivo.
3. Segnalare il contenuto alla piattaforma e richiedere la rimozione (allega screenshot e denuncia).
4. Rivolgersi a un perito forense per l’analisi tecnica.
5. Presentare denuncia alle forze dell’ordine e attivare il proprio avvocato.
6. Valutare provvedimenti urgenti (istanza al giudice per oscuramento/sequestro).
7. Preparare un piano di comunicazione per gestire l’impatto pubblico.
I deepfake segnano un salto di qualità nella criminalità informatica: efficaci, rapidi e potenzialmente devastanti per la reputazione. La reazione più efficace combina azioni tecniche immediate, un supporto forense solido e un quadro difensivo legale tempestivo. La prevenzione e il piano di risposta integrato sono oggi la miglior tutela contro ricatti e campagne diffamatorie.